Reflusso gastroesofageo nel neonato: scopri qui alcuni consigli pratici

Il reflusso gastroesofageo nel neonato è una condizione a cui molte mamme devono far fronte. Interpretare le cause che determinano le crisi di pianto del bambino può essere difficile: per questo è importante sapere che, in molti casi, dietro a queste manifestazioni vi è una situazione di reflusso gastrico. Approfondiamo assieme l’argomento nelle prossime righe.

Reflusso gastroesofageo nel neonato: di cosa si tratta?

reflusso gastroesofageo nel neonato

Il reflusso gastroesofageo (RGE) è una condizione caratterizzata dal passaggio del contenuto gastrico nell’esofago. Questo processo involontario, che se si cronicizza è in grado di danneggiare anche in maniera importante la parete esofagea, è dovuto all’inefficienza funzionale del cardias, l’anello muscolare che, in condizioni normali, dovrebbe chiudersi non appena lo stomaco risulta riempito a sufficienza.

Quando il reflusso gastroesofageo colpisce un adulto può essere facile indagare la situazione, in quanto il soggetto è in grado di riferire i sintomi in maniera chiara. Quando invece le manifestazioni riguardano un bambino nei suoi primi mesi di vita è fondamentale fare molta attenzione. Ecco quindi qualche rapida indicazione per non sbagliare.

Ecco come si manifesta

Il reflusso gastroesofageo è molto frequente nel neonato. In alcuni casi si parla anche di 6 episodi al giorno. Come si manifesta? Lo spettro sintomatologico può essere molto ampio e caratterizzato sia da episodi di rigurgito, sia da veri e propri episodi di vomito con eliminazione di tutta la poppata.

Soprattutto nei primi mesi di vita il reflusso gastroesofageo può essere accompagnato da pianto inconsolabile e da tendenza da parte del bambino a inarcare la schiena. Questa situazione riguarda circa il 40% dei lattanti e non deve mettere in allarme i genitori. Consultare il pediatra periodicamente è comunque molto utile, anche solo per avere delle rassicurazioni sullo stato di salute del bimbo.

Quando risulta invece opportuno fissare un consulto tempestivo? Quando il vomito presenta una colorazione tendente al verde – il che può indicare la presenza di bile – e quando il bambino rifiuta in maniera palese e continuativa l’assunzione di cibo.

Quando il bambino è affetto da asma o eczema o ha alle spalle una storia familiare caratterizzata dalla presenza di questi problemi – il che rappresenta un importante fattore di rischio – risulta fondamentale fissare un consulto sia con il pediatra, sia con l’allergologo, al fine di appurare l’eventuale corrispondenza tra reflusso gastroesofageo e allergia alle proteine del latte.

Qualche consiglio pratico per i genitori

Il reflusso gastroesofageo nel neonato – che si distingue dalla malattia da reflusso in quanto non determina la perdita di peso – può essere fonte di non poco stress per i genitori, che si trovano ad affrontare una situazione di pianto inconsolabile e, in ogni caso, il malessere di un bimbo nei suoi primi mesi di vita.

Per fare in modo di contenere questa situazione è fondamentale, come abbiamo appena ricordato, fare distinzione tra reflusso gastroesofageo e malattia da reflusso.

Nel secondo caso sono presenti delle specifiche manifestazioni che inquadrano una complicazione fisica non indifferente. In questo novero risulta possibile ricordare la perdita di peso, l’insorgenza di episodi di broncospasmo, l’infiammazione dell’esofago, il vomito ricorrente.

Senza questi sintomi, nella maggior parte dei casi, risulta possibile parlare unicamente di reflusso gastroesofageo. Cosa dovrebbe fare un genitore che affronta tale situazione? Vediamo assieme qualche consiglio pratico che è bene seguire:

  • Evitare gli esami ecografici: anche e il bambino si lascia andare a pianti inconsolabili è bene evitare esami ecografici se non si presentano sintomi annoverabili tra quelli della malattia da reflusso. Il rischio in questi casi è soprattutto quello d’incorrere in falsi positivi, che possono solo peggiorare la situazione psicologica del genitore. Il cardias nei bambini neonati non è infatti formato alla perfezione e il reflusso gastrico può rappresentare una condizione fisiologica.
  • Evitare di somministrare farmaci.
  • Evitare di sospendere l’allattamento al seno, che rappresenta anzi un fattore preventivo per far fronte all’insorgenza di allergie importanti, come per esempio quella alle proteine del latte.

Ma perché alcuni bambini tendono più di altri a vivere episodi di vomito o rigurgito? Ecco la risposta a una domanda che molte madri si pongono.

Perché alcuni bambini ne soffrono e altri no?

Il reflusso gastroesofageo nel neonato è una condizione fisiologica, che può essere favorita da alcune situazioni quotidiane vissute dal bimbo. In primo luogo bisogna ricordare che l’acidità di stomaco svolge un ruolo fondamentale al proposito, e che costituisce manifestazione di una situazione di stress, spesso trasmessa al piccolo dalla madre. Più la madre è tranquilla più lo è anche il bimbo: questo punto deve essere tenuto ben presente quando ci si occupa della salute di un neonato.

Altro aspetto da non trascurare riguarda le modalità di allattamento al seno. Quando il piccolo rifiuta il capezzolo capita spesso che la madre sia convinta che non abbia più voglia di essere nutrito, e che ricorra ad altri espedienti per calmarlo, come per esempio il fatto di dondolarlo. L’alternativa giusta in questi casi è invece proporre di nuovo il seno. Molto importante è anche non far trascorrere troppo tempo tra una poppata e l’altra: se il bambino arriva alla poppata con uno spiccato senso di fame succhia con maggior intensità, rendendo così più facile il vomito.

Altri consigli molto utili da tener presente per affrontare a livello pratico il problema del reflusso gastrico nel neonato e per prevenirlo riguardano la rilevanza del contatto corporeo madre-bimbo, che deve essere frequentissimo almeno per i primi tre mesi di vita, e l’importanza di prediligere la posizione verticale, il che significa scegliere di tenere in braccio il bimbo piuttosto che di lasciarlo sdraiato nella culla o nel passeggino.

Cosa fare quando diventa malattia?

Cosa succede quando il reflusso gastroesofageo nel neonato diventa malattia? Che tra le principali manifestazioni si può presentare la perdita di peso e, nei neonati con problemi neurologici, problemi di polmonite interstiziale per via dell’aspirazione del contenuto gastrico (la cui presenza nei rigurgiti deve essere sempre appurata). In questi casi è obbligatorio fissare un consulto tempestivo con il proprio pediatra di fiducia.

 

 

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