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	<title>Ilbugiardino &#187; Focus Diabete</title>
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	<description>Informazioni e consigli sulla farmacia</description>
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		<title>Ipoglicemizzanti orali (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 12:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Celani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[Trattamenti Farmacologici]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuiamo la nostra trattazione dei farmaci impiegati nella terapia antidiabetica: gli ipoglicemizzanti orali.
Nel post precedente abbiamo descritto quelli che vengono considerati i farmaci di prima scelta nel trattamento del diabete di Tipo 2: Sulfaniluree e Biguanidi. Proseguiamo con altri ipoglicemizzanti orali &#8220;di seconda scelta&#8221;, usati in caso di controllo glicemico non adeguato.


Inibitori dell&#8217;α-glucosidasi
Questo gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuiamo la nostra trattazione dei farmaci impiegati nella terapia antidiabetica: gli <a href="http://ilbugiardino.info/2010/06/08/ipoglicemizzanti-orali-prima-parte/"><strong>ipoglicemizzanti orali</strong>.</a></p>
<p>Nel post precedente abbiamo descritto quelli che vengono considerati i farmaci di prima scelta nel trattamento del diabete di Tipo 2:<a href="http://ilbugiardino.info/2010/06/08/ipoglicemizzanti-orali-prima-parte/"> Sulfaniluree e Biguanidi</a>. Proseguiamo con altri ipoglicemizzanti orali &#8220;di seconda scelta&#8221;, usati in caso di controllo glicemico non adeguato.</p>
<p><!-- adman --></p>
<h2><img class="aligncenter size-medium wp-image-1661" title="ipoglicemizzanti" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/ipoglicemizzanti1-300x220.png" alt="ipoglicemizzanti" width="300" height="220" /></h2>
<h2>Inibitori dell&#8217;<strong>α-glucosidasi</strong></h2>
<p>Questo gruppo di farmaci, il cui principale rappresentante è l&#8217;<strong>Acarbose, </strong>si caratterizza per la particolarità d&#8217;azione, che si esplica a livello intestinale <strong>riducendo l&#8217;assorbimento di glucosio</strong><em>. </em>In che modo?</p>
<p>Tutti i cibi, in particolare i farinacei, quindi la pasta, il pane, le patate e tutti i derivati dei cereali, contengono carboidrati o zuccheri complessi (come amido, destrina, disaccaridi), che consistono in medie o lunghe catene di zuccheri semplici (glucosio).</p>
<p>Per essere assorbiti dall&#8217;intestino, però, questi carboidrati devono essere frazionati nelle loro unità base costitutive, cioè in molecole di glucosio, e questo avviene grazie all&#8217;azione di perticolari enzimi, le <strong>α-glicosidasi</strong>, che hanno il compito di rendere digeribili gli zuccheri complessi.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1659" title="carboidrati" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/carboidrati-215x300.jpg" alt="carboidrati" width="215" height="300" /></p>
<p>Gli <strong>inibitori </strong>di questi enzimi mirano, quindi, a ridurre il frazionamento ed il successivo assorbimento degli zuccheri assunti con l&#8217;alimentazione.</p>
<p>Per questo motivo l&#8217;Acarbose non è un vero e proprio farmaco ipoglicemizzante, poichè non è in grado di abbassare la glicemia sotto i limiti normali, anche a dosi massicce; queste sostanze sono più dei<em> modulatori dei rialzi glicemici che si verificano in concomitanza con l&#8217;assunzione di cibo</em>: il picco postprandiale di glucosio plasmatico viene appiattito sia negli individui normali che nei diabetici.</p>
<p>Come le  sulfoniluree queste sostanze vanno assunte <strong>prima dei  pasti</strong>.</p>
<p>Il principale effetto indesiderato legato all&#8217;uso di Acarbose è la formazione di gas (<strong>flatulenza</strong>) che disturba, ovviamente, il paziente e che in alcuni casi costituisce un deterrente all&#8217;uso di queste sostanze. In genere, tuttavia, questo effetto collaterale tende a diminuire con il tempo.</p>
<h2>Tiazolidinedioni</h2>
<p>I Tiazolidinedioni (TZD), detti anche <strong>Glitazoni</strong>, riducono le resistenze periferiche all&#8217;insulina e producono un abbassamento della glicemia. Questi farmaci <strong>stimolano</strong>, cioè,  <strong>la captazione del glucosio</strong> da parte delle cellule dei tessuti muscolare e adiposo (in pratica favoriscono l&#8217;ingresso nella cellula e il successivo utilizzo di glucosio plasmatico).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1660" title="glucosio trasporto" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/glucosio-trasporto.gif" alt="glucosio trasporto" width="298" height="242" /></p>
<p>L&#8217;uso di <strong>Rosiglitazone </strong>e di <strong>Pioglitazone </strong>(due molecole attualmente in commercio), andrebbe evitato in pazienti con scompenso cardiaco o storia di scompenso cardiaco , la cui incidenza aumenta se questi farmaci sono usati in associazione all&#8217;insulina.</p>
<p>Il Rosiglitazone non va usato nei pazienti con sindrome coronarica acuta, soprattutto se impiegato insieme all&#8217;insulina, poichè il suo utilizzo si associa ad un modesto aumento del rischio di ischemia cardiaca. E&#8217; stato inoltre osservato un aumento significativo di fratture del piede, della mano e del braccio in pazienti trattate con Rosiglitazone.</p>
<h2>Meglitinidi</h2>
<p>La <strong>Repaglinide</strong> agisce stimolando il rilascio di insulina da parte delle cellule beta del pancreas. Differisce dalle Sulfaniluree (che hanno meccanismo d&#8217;azione simile) per la durata d&#8217;azione, che è molto breve  e per questo va somministrata subito prima dei pasti.</p>
<p><em>La diminuzione di sensibilità, e quindi di efficacia, nei soggetti con <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/">diabete mellito di Tipo 2</a> all&#8217;azione ipoglicemizzante dei farmaci antidiabetici in commercio (come per le Sulfaniluree), ha creato la necessità di <strong>nuove alternative terapeutiche </strong>in grado di garantire un controllo glicemico più duraturo.</em></p>
<p>La ricerca si è orientata verso lo studio degli ormoni che vengono secreti (rilasciati) a livello gastrointestinale in seguito al consumo di cibo e in grado di <em>influenzare la secrezione pancreatica di insulina</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1658" title="incretine" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/incretine.png" alt="incretine" width="300" height="258" /></p>
<p>Si tratta di sostanze dette <strong>Incretine</strong>, fra cui il <strong>GLP-1</strong> (Glucagon-Like Peptide 1) di rilevante importanza per il controllo glicemico, in quanto potenzia la secrezione (rilascio in circolo) insulinica glucosio-dipendente.</p>
<p>Nei soggetti con diabete di Tipo 2 vi è una ridotta secrezione di GLP-1: l&#8217;obiettivo è quello di <strong>reintegrare questa carenza! </strong></p>
<p>Tuttavia, poiché il GLP-1 viene degradato molto rapidamente dall&#8217;enzima plasmatico <strong>DPP-4</strong> (Dipeptidil Peptidasi-4) sono state sviluppate (<strong>Liraglutide</strong>) e isolate (<strong>Exenatide</strong>) molecole simili al GLP-1, ma resistenti all&#8217;azione del DPP-4, e molecole in grado di inibire l&#8217;enzima stesso, <strong>Inibitori DPP-4</strong> (<strong>Sitagliptina</strong>).</p>
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		<title>Ipoglicemizzanti orali (prima parte)</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/06/08/ipoglicemizzanti-orali-prima-parte/</link>
		<comments>http://ilbugiardino.info/2010/06/08/ipoglicemizzanti-orali-prima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Celani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
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		<category><![CDATA[diabete]]></category>
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		<category><![CDATA[sulfaniluree]]></category>

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		<description><![CDATA[I farmaci Ipoglicemizzanti orali rivestono un ruolo molto importante nel trattamento del diabete mellito Non insulino-dipendente (diabete di tipo 2), che è anche la forma più comune di diabete. La loro scoperta e il loro utilizzo ha rivoluzionato il modo di trattare il diabete che, a partire dal 1921, era trattato con la sola insulina!

Ovviamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I farmaci<strong> Ipoglicemizzanti orali</strong> rivestono un ruolo molto importante nel trattamento del diabete mellito Non insulino-dipendente (<a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/">diabete di tipo 2</a>), che è anche la forma più comune di diabete. La loro scoperta e il loro utilizzo ha rivoluzionato il modo di trattare il diabete che, a partire dal 1921, era trattato con la <em>sola <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/13/terapia-insulinica-somministrazione-e-clasificazione/">insulina</a></em>!</p>
<p><!-- adman --></p>
<p>Ovviamente la scelta di instaurare una terapia con agenti ipoglicemizzanti orali <strong>compete esclusivamente al medico curante!</strong></p>
<h2>Molecole e loro meccanismo d&#8217;azione</h2>
<p>Gli ipoglicemizzanti orali rappresentano un gruppo eterogeneo di sostanze, caratterizzate da una buona biodisponibilità orale (a differenza dell&#8217;insulina che viene degradata a livello gastrico) e da molteplici meccanismi d&#8217;azione:</p>
<ul>
<li><em>Aumento della secrezione di insulina</em></li>
<li><em>Aumento dell&#8217;azione dell&#8217;insulina con utilizzazione di glucosio a livello periferico </em>(muscolo)</li>
<li><em>Riduzione della secrezione di glucagone</em></li>
<li><em>Riduzione della produzione epatica di glucosio</em> (gluconeogenesi)</li>
<li><em>Riduzione dell&#8217;assorbimento di glucosio</em></li>
<li><em>Riduzone degli acidi grassi</em></li>
</ul>
<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-1580" title="ipoglicemizzanti" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/ipoglicemizzanti-300x220.png" alt="ipoglicemizzanti" width="300" height="220" /></em></p>
<h2>Sulfaniluree</h2>
<p>Le Sulfaniluree si possono dividere in molecole di I (<strong>Clorpropamide</strong>) e di II generazione (<strong>Glibenclamide</strong>, <strong>Gliclazide</strong>, <strong>Glipizide</strong>, ecc). Queste due classi si distinguono essenzialmente per potenza e tollerabilità, pur condividendo lo stesso meccanismo d&#8217;azione, che consiste nello<strong> stimolare la secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas </strong>(ovviamente solo nel caso in cui il pancreas sia ancora in grado di produrre insulina).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1584" title="sulfaniluree" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/sulfaniluree-300x203.png" alt="sulfaniluree" width="300" height="203" /></p>
<p>Purtroppo in quasi tutti i casi dopo un certo periodo (molto variabile da paziente a paziente, ma in media 10 anni circa) questi farmaci perdono la loro efficacia. Si ritiene che questo sia dovuto alla desensibilizzazione dei recettori per le sulfaniluree presenti sulla superficie delle cellule beta del pancreas.</p>
<p>Per il loro meccanismo d&#8217;azione (aumento della liberazione di insulina) e per il ridotto assorbimento indotto dal cibo, questi farmaci devono essere somministrati <strong>prima dei pasti</strong> ( circa 30-40 minuti prima), in modo da poter esercitare efficacemente la loro azione.</p>
<p>Le sulfaniluree possono naturalmente indurre <em>reazioni ipoglicemiche</em>, soprattutto nei pazienti che presentano un&#8217;alterata funzionalità epatica o renale (come negli anziani). Infatti la riduzione del metabolismo e dell&#8217;escrezione delle sulfaniluree può potenziarne gli effetti causando <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/18/terapia-insulinica-reazioni-avverse/">ipoglicemia</a>.</p>
<p>Gli altri effetti collaterali associati alle sulfaniluree includono disturbi gastrointestinali come nausea e vomito, diarrea e stitichezza. A volte le sulfaniluree possono causare disturbi della funzionalità epatica che di rado portano ad ittero colestatico, epatite e insufficienza epatica. Circa il 10-15% di pazienti che fanno uso di questi farmaci sviluppano un rossore del viso indotto da alcol. In alcuni casi possono osservarsi reazioni di ipersensibilità generalizzata e reazioni dermatologiche.</p>
<h2>Biguanidi</h2>
<p>La <strong>Metformina, </strong>somministarta da sola o in associazione con una sulfanilurea migliora il controllo glicemico e le concentrazioni lipidiche nei pazienti che rispondono limitatamente a un appropriato regime dietetico o alla sola sulfanilurea.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1585" title="biguanidi" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/biguanidi-300x196.jpg" alt="biguanidi" width="300" height="196" /></p>
<p><strong>La metformina è un anti-iperglicemizzante</strong>, non un ipoglicemizzante, non induce un rilascio di insulina dal pancreas, nè provoca ipoglicemia, nemmeno a dosi elevate. Il meccanismo principale sembra legato ad un&#8217;<strong>aumentata azione dell&#8217;insulina a livello dei tessuti periferici</strong> (muscolo) e a una<strong> ridotta produzione epatica di glucosio</strong> dovuta a <em>inibizione della gluconeogenesi.</em></p>
<p>Proprio per la mancata azione che hanno sulla produzione e la secrezione dell&#8217;insulina, queste sostanze <em>sono particolarmente indicate nei soggetti obesi, </em>dal momento che l&#8217;insulina può determinare un aumento di peso!</p>
<p>I pazienti con un&#8217;alterata funzionalità renale non dovrebbero assumere Metformina, a causa dell&#8217;aumentata produzione di lattato e quindi delle complicanze dell&#8217;acidosi lattica.</p>
<p>Effetti indesiderati gastrointestinali sono frequenti all&#8217;inizio del trattamento con Metformina e possono persistere in alcuni pazienti, soprattutto quando vengono somministrate dosi alte.</p>
<p><em>Nel prossimo articolo parleremo di altre classi di farmaci ipoglicemizzanti orali, del loro meccanismo d&#8217;azione e degli effetti indesiderati.</em></p>
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		<title>Funzionalità renale: quali esami eseguire? (parte seconda)</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/26/funzionalita-renale-quali-esami-eseguire-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mileto Carrubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Cliniche]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo secondo post dedicato alla valutazione della funzionalità renale continuiamo la nostra rapida carrellata sugli indicatori di uso più comune nella pratica clinica.
Acido urico serico (uricemia)
valori normali: 4-7 mg/dL

(Esempio di fenomeno gottoso provocato dal deposito di acido urico. Tratto dal sito http://gout-treatments.org)
L&#8217;acido urico è un prodotto finale del catabolismo delle purine, sia endogene che introdotte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">In questo secondo post dedicato alla valutazione della funzionalità renale continuiamo la nostra rapida carrellata sugli indicatori di uso più comune nella pratica clinica.</p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Acido urico serico (uricemia)</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>valori normali: 4-7 mg/dL</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1485" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/gotta-300x291.jpg" alt="gotta" width="300" height="291" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Esempio di fenomeno gottoso provocato dal deposito di acido urico. Tratto dal sito <a href="http://gout-treatments.org">http://gout-treatments.org</a>)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;acido urico è un prodotto finale del catabolismo delle purine, sia endogene che introdotte con l&#8217;alimentazione. Viene normalmente escreto dai reni in quantità tale da tenere il valore ematico nei range di normalità. Tipico esempio di patologia legata all&#8217;uricemia elevata è la gotta. Ricordo inoltre che l&#8217;acido urico è responsabile della formazione della maggior parte di calcoli urinari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-full wp-image-1486" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/Calcoli_AcidoUrico.jpg" alt="Calcoli_AcidoUrico" width="280" height="180" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Calcoli di acido urico. Tratto da </em><a href="http://www.calcolosirenale.it"><em>http://www.calcolosirenale.it</em></a><em>)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;acido urico può aumentare a seguito di errata alimentazione o perchè il nostro corpo ne produce troppa, ma anche ( ed è il caso che ci interessa in questo post) per ridotta escrezione renale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Clearance renale</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1487" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/514px-Physiology_of_Nephron-257x300.png" alt="514px-Physiology_of_Nephron" width="257" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Immagine tratta da Wikipedia. Notare la complessità degli scambi -1,2,3 e 4 tipici e diversi per ciascuna sostanza filtrata.)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Per clearance renale intendiamo il volume di plasma depurato di una sostanza nell&#8217;arco di un tempo</strong>. Tipicamente si esprime in<em> ml depurati in 1 minuto</em>. Per fare ciò deve essere eseguito un prelievo del sangue a digiuno e deve essere consegnata la<a title="Tipi di campioni biologici - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/04/21/campioni-biologici-esami-clinici/" target="_blank"> tanica con le urine delle 24 ore</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La clearance può essere effettuata studiando sostanze endogene od esogene. Per effettuare screening si preferisce la prima categoria in quanto i test sono più semplici e meno costosi (es. Cretinina clearance). Quelle esogene (es. inulina, PAI) devono essere effettuate in centri specializzati in quanto prevedono la somministrazione (esogene) di tali sostanze.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Cambiando le sostanze studiate il medico otterrà diverse valutazioni. Ad esempio mentre con la creatinina clearance si valuta il filtrato glomerulare(quanto “filtrano” i reni?) con il PAI (acido paraminoippurico) si può valutare il flusso plasmatico renale (quanto plasma sanguigno passa nei reni?) in quanto tale sostanza è sempre completamente escreta dai reni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Esame completo delle urine</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a title="Esame delle urine - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/03/17/esame-delle-urine-completo-vediamo-in-che-consiste-prima-parte/" target="_blank">Vedi post sull&#8217;esame delle urine </a></p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Proteinuria</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>normalmente assente</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a title="Diabete - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/05/12/diabete-esami-cinici-parte2/" target="_blank">Vedi Microalbuminuria</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Consiglio inoltre questo ottimo vademecum &#8220;<a title="Insufficienza renale - Regione Emilia Romagna" href="http://www.saluter.it/wcm/saluter/news/il_fatto/2005_gennaio_aprile/prev_insuffrenale/linkallegati/PIRPPERCORSI.pdf" target="_blank">Conoscere l&#8217;insufficienza renale</a>&#8221; a cura della Regione Emilia Romagna.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Dott.Mileto Carrubba</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Biologo</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
]]></content:encoded>
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		<title>Funzionalità renale: quali esami eseguire?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mileto Carrubba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il funzionamento dei reni è uno degli argomenti più complessi da studiare in quanto vengono coinvolte numerosissime nozioni di chimica e fisiologia. Per tale motivo i due post che seguono sull&#8217;argomento, sorvoleranno le nozioni tecniche alla base di quanto sarà detto. Rimando per ciò ai numero link proposti.


I reni sono organi deputati, oltre che alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">Il funzionamento dei reni è uno degli argomenti più complessi da studiare in quanto vengono coinvolte numerosissime nozioni di chimica e fisiologia. Per tale motivo i due post che seguono sull&#8217;argomento, sorvoleranno le nozioni tecniche alla base di quanto sarà detto. Rimando per ciò ai numero link proposti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p><!-- adman --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">I <a title="Reni - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rene" target="_blank">reni</a> sono organi deputati, oltre che alla produzione di ormoni quali ad esempio l&#8217;EPO (<a title="EPO - wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eritropoietina" target="_blank">eritropoietina</a>) o la renina, alla filtrazione del sangue.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In quanto tali, la valutazione della loro funzionalità è fondamentale laddove tale capacità sia ridotta per patologia od altro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tali condizioni prendono il nome di <strong>insufficienze renali</strong> e possono essere<a title="Insufficienza renale ACUTA - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insufficienza_renale_acuta" target="_blank"> acute </a>o <a title="Insufficienza renale CRONICA - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Insufficienza_renale_cronica" target="_blank">croniche</a>. Le prime spesso sono reversibili, le seconde, seppur a progressione graduale, possono degenerare in condizioni molto gravi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><a title="Stadiazioni IR" href="http://www.fondazioneitalianadelrene.org/infoNefro/InsuffRenale/insufRenale.html" target="_blank">Le stadiazioni dell&#8217;insufficienza renale </a>vengono definite in base al VFG (<a title="VFG - wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Velocit%C3%A0_di_filtrazione_glomerulare" target="_blank">Velocità di filtrazione glomerulare</a>) di cui parleremo nel capitolo della Clearance.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1475" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/rene-195x300.jpg" alt="rene" width="195" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Rene. tratto da </em><a href="http://www.aic.cuhk.edu.hk"><em>http://www.aic.cuhk.edu.hk</em></a><em>)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Gli esami clinici principali per la valutazione renale sono:</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Creatinina</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Azotemia</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Acido urico</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Esame completo delle Urine</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Clearance</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Proteinuria</div>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Creatinina</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>valori normali : 0,6-1,2 mg/dl</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/creatinina.jpg" alt="creatinina" width="194" height="175" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Molecola di creatinina)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La creatinina è una sostanza normalmente presente nel sangue come catabolita (ossia prodotto di degradazione) della<em> fosfocreatina</em> (sostanza che contiene energia chimica nei muscoli) e <em>relazionato direttamente alla massa muscolare del soggetto</em>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>La creatinina è esclusivamente endogena</strong>, ossia ha origine solo ed esclusivamente dal proprio corpo. In condizioni normali quindi un uomo atletico avrà un dosaggio di creatinina maggiore a quella di una donna sottopeso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per cui i valori normali possono variare di molto da persona a persone. Nell&#8217;ambito però dello stesso soggetto è un parametro utile per valutare un problema renale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1478" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/filtraggio-creatinina-259x300.jpg" alt="filtraggio creatinina" width="259" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Complesso sistema di filtraggio e secrezione della creatinina a livello renale)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In condizioni normali infatti la creatinina passa il “setaccio renale” finendo nelle urine e tenendo costantemente basso il suo valore ematico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quando c&#8217;è un danno renale tale valore nel sangue tende a crescere in quanto la sostanza si accumula non essendo completamente smaltita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo parametro quindi è utilissimo nel follow-up (“seguire l&#8217;andamento”) della patologia renale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Da notare che, proprio per quanto detto precedentemente, una <em>diminuzione importante della creatininemia</em> (creatinina ematica) può sussistere<em> a seguito di atrofie muscolari</em> (con relativa diminuzione della massa muscolare).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Azotemia</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>valori normali: 11-50 mg/dl</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-full wp-image-1480" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/carne.jpg" alt="carne" width="300" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Un valore alterato dell&#8217;azotemia è spesso correlato ad un&#8217;alimentazione sbilanciata e ricca in proteine)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;azotemia (azoto non proteico od urea sierica) rappresenta la componente preminente dell&#8217;azoto non proteico nel sangue ed è un ottimo indice dello stato di idratazione del paziente.<strong> </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><strong>Ha origine, a differenza della creatinina, anche esogena ossia esterna all&#8217;organismo</strong>.<br />
Infatti deriva fondamentalmente dalla scomposizione delle proteine (tra cui quelle ingerite con gli alimenti) da parte del fegato. Come la creatinina viene secreta dai reni che ne mantengono il valore ematico basso. Ovviamente un aumento importante di può osservare dopo un pasto molto proteico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tale valore però deve scendere in breve tempo. Il più delle volte però un valore sopra la media è indice di una sofferenza renale o comunque una patologia collegata ai reni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nel prossimo post continueremo la nostra breve digressione sugli <strong>esami per la funzionalità renale</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Dott.Mileto Carrubba</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Biologo</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://ilbugiardino.info/2010/05/21/funzionalita-renale-quali-esami-eseguire/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Terapia insulinica: reazioni avverse</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/18/terapia-insulinica-reazioni-avverse/</link>
		<comments>http://ilbugiardino.info/2010/05/18/terapia-insulinica-reazioni-avverse/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Celani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[automonitoraggio glicemico]]></category>
		<category><![CDATA[diabete mellito]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[ipoglicemia]]></category>
		<category><![CDATA[lipoatrofia]]></category>
		<category><![CDATA[lipoipertrofia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia insulinica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il controllo dei valori glicemici, cui è finalizzata la terapia insulinica, può essere ottenuto attraverso regimi di somministrazione molto diversi da paziente a paziente: regimi a doppia, tripla o quadrupla somministrazione giornaliera.
Le linne-guida del trattamento insistono sulla necessità di arrivare al controllo glicemico il più rapidamente possibile,  e questo comporta in molti casi l&#8217;attuazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il controllo dei valori glicemici, cui è finalizzata la <strong><a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/13/terapia-insulinica-somministrazione-e-clasificazione/">terapia insulinica</a></strong>, può essere ottenuto attraverso regimi di somministrazione molto diversi da paziente a paziente: regimi a doppia, tripla o quadrupla somministrazione giornaliera.</p>
<p>Le linne-guida del trattamento insistono sulla necessità di arrivare al <em>controllo glicemico il più rapidamente possibile</em>,  e questo comporta in molti casi l&#8217;attuazione di regimi intensivi.</p>
<p>La somministrazione di insulina nei pazienti affetti da <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/">diabete  mellito di tipo 1 e di tipo 2 </a>non è priva di rischi!</p>
<p><!-- adman --></p>
<h2>Ipoglicemia</h2>
<p>La più comune reazione avversa dell&#8217;insulinoterapia è l&#8217;<strong>ipoglicemia, </strong>ovvero bassi livelli di zuccheri (glucosio) nel sangue. I sintomi ipoglicemici si manifestano con livelli di glicemia <em>inferiori a 60/72 mg/dl. </em></p>
<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-1406" title="ipoglicemia" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/ipoglicemia-300x266.gif" alt="ipoglicemia" width="300" height="266" /><br />
</em></p>
<p>La mancanza di glucosio nel sangue genera uno stato di sofferenza dell&#8217;organismo, in particolare del cervello che usa il glucosio come fonte energetica primaria.</p>
<p>Generalmente si osservano sudorazione, fame, palpitazioni, tremore ed ansia legati principalmente al<em> sistema nervoso autonomo</em>. Difficoltà a concentrarsi, confusione, debolezza, sonnolenza, sensazione di calore, capogiri, visione offuscata e perdita di coscienza sono stati definiti come <em>sintomi neurologici</em> da glucopenia (mancanza di glucosio).</p>
<p>In un individuo normale, le concentrazioni plasmatiche di glucosio sono così finemente regolate che solo in rare occasioni si verifica ipoglicemia. Nel paziente diabetico in <strong>terapia insulinica intensiva</strong> (di solito nel diabete mellito insulino-dipendente o di tipo 1) l’ipoglicemia è un pericolo potenziale: <em>quanto più intenso è lo sforzo per raggiungere una glicemia normale tanto più frequenti sono gli episodi ipoglicemici</em>.</p>
<p>L&#8217;<strong>automonitoraggio glicemico</strong> (misurazione della glicemia effettuata dal paziente con appositi strumenti portatili) è perciò un  elemento fondamentale nel processo di educazione dei soggetti diabetici  all&#8217;autocontrollo.</p>
<h2>Cosa fare in caso di ipoglicemia</h2>
<p>L’ipoglicemia o i livelli di glucosio nel sangue, inferiori a 70 mg/dl, vanno trattati con l’assunzione di <strong>15-20 g di carboidrati</strong> : 3-4 zollette di zucchero o 2-3 cucchiaini da tè di zucchero, 8-10 caramelle dure, 80-100 g di succhi di frutta o di bibite zuccherate (Coca-Cola) o 200ml di latte.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1407" title="sfondi_pc_caramelle" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/sfondi_pc_caramelle-300x225.jpg" alt="sfondi_pc_caramelle" width="300" height="225" /></p>
<h2>Lipoatrofia e Lipoipertrofia</h2>
<p>La <strong>lipoatrofia </strong>e la <strong>lipoipertrofia</strong> sono reazioni avverse meno comuni:</p>
<ul>
<li> la <em>lipoatrofia </em>è un’anomala depressione cutanea in corrispondenza del sito di iniezione causata dalla formazione di anticorpi, con conseguente <em>degradazione  e riduzione del grasso al sito di iniezione</em>;</li>
<li>la <em>lipoipertrofia </em>consiste in un <em>aumento della massa grassa </em>al sito di inoculazione provocato dall’utilizzo costante nel tempo dello stesso sito per iniettare l’insulina. Questa complicazione può essere ovviata alternando le aree cutanee in cui viene effettuata l’iniezione. I pazienti dovrebbero iniettarsi l&#8217;insulina nella stessa area del corpo, per esempio la fascia addominale, per garantire costanza all&#8217;<a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/13/terapia-insulinica-somministrazione-e-clasificazione/">assorbimento dell&#8217; insulina</a>, variando però i siti di inoculazione. E&#8217; possibile utilizzare tutta la fascia addominale ai lati dell&#8217;ombelico, mantenendosi a circa 2,5 cm di distanza da quest&#8217;ultimo.</li>
</ul>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1408" title="lipoatrofia" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/lipoatrofia-300x191.jpg" alt="lipoatrofia" width="300" height="191" /></p>
<p>L’<em>arrossamento</em>, il <em>prurito </em>e il <em>gonfiore </em>sono reazioni molto comuni all’iniezione, che in genere si risolvono in pochi giorni o  settimane. In alcuni casi queste reazioni dipendono da fattori diversi dall’insulina, come le sostanze irritanti contenute nei disinfettanti cutanei o la scarsa abilità nell’effettuare le iniezioni. <em>Le reazioni di ipersensibilità generale all’insulina sono rare.</em></p>
<h2>Qualche consiglio pratico</h2>
<p>Alcuni metodi utili per ridurre il dolore dovuto all&#8217;iniezione:</p>
<ul>
<li>L’assenza di bolle d’aria nella siringa;</li>
<li>rilassare i muscoli durante l’iniezione;</li>
<li>attendere che i disinfettanti topici a base alcolica evaporino prima di iniettare l’insulina;</li>
<li>far penetrare l’ago velocemente;</li>
<li>evitare di modificare la direzione dell’ago durante la penetrazione e l’estrazione;</li>
<li>utilizzare sempre aghi nuovi ed iniettare l’insulina a temperatura ambiente.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Terapia Insulinica: somministrazione e classificazione</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/13/terapia-insulinica-somministrazione-e-clasificazione/</link>
		<comments>http://ilbugiardino.info/2010/05/13/terapia-insulinica-somministrazione-e-clasificazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 22:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Celani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[diabete mellito]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[ipoglicemia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;insulina è il fondamento della terapia per, praticamente, tutti i pazienti con diabete mellito di tipo 1 (in cui il pancreas non produce insulina) e per molti affetti da diabete mellito di tipo 2 (in cui c&#8217;è un&#8217;isulino-resistenza, ossia l&#8217;incapacità di alcuni organi a rispondere all&#8217;azione dell&#8217;insulina, cui segue un deficit della sua secrezione).
Somministrazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<a href="../2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/">insulina</a> è il fondamento della terapia per, praticamente, tutti i pazienti con <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/"><strong>diabete mellito di tipo 1</strong></a> (in cui il pancreas non produce insulina) e per molti affetti da <a href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/"><strong>diabete mellito di tipo 2</strong></a> (in cui c&#8217;è un&#8217;isulino-resistenza, ossia l&#8217;incapacità di alcuni organi a rispondere all&#8217;azione dell&#8217;insulina, cui segue un deficit della sua secrezione).</p>
<h2>Somministrazione di insulina</h2>
<p>L&#8217;insulina è un ormone di natura proteica e, come tale, è inattivata dagli enzimi gastrointestinali e, pertanto, deve essere somministrata per via iniettiva. L&#8217;<strong>iniezione sottocutanea</strong> è la via ideale nella maggior parte delle situazioni, e le sedi preferenziali di somministrazione di insulina sono: <em>fascia addominale</em> , <em>braccia</em>, <em>cosce </em>e <em>glutei</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1411" title="siti+sottocutanee" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/siti+sottocutanee-300x300.gif" alt="siti+sottocutanee" width="300" height="300" /></p>
<p><strong>Numerosi fattori influenzano l&#8217;assorbimento dell&#8217;insulina</strong>, con conseguente effetto sulla sua durata d&#8217;azione e quindi sul grado di controllo dei livelli plasmatici di glucosio: <em>più rapido è l&#8217;assorbimento, più breve è la durata d&#8217;azione dell&#8217;ormone; viceversa, ad un assorbimento lento corrisponde una durata d&#8217;azione più lunga.</em></p>
<ul>
<li><strong>Sito di iniezione:</strong> l&#8217;assorbimento è solitamente più rapido lungo la parete addominale,      seguono braccio, natica e coscia.</li>
<li><strong>Flusso ematico      sottocutaneo: </strong>un aumentato apporto di sangue in corrispondenza del      sito di iniezione (causato da massaggio, bagni caldi ed esercizio fisico)      aumenta la velocità di assorbimento dell&#8217;insulina.</li>
<li><strong>Volume e concentrazione      di insulina iniettata: </strong>dosi basse di ormone ipoglicemizzante      accelerano l&#8217;assorbimento.</li>
<li><strong>Profondità      dell&#8217;iniezione:</strong> l&#8217;insulina avrà una più rapida insorgenza d&#8217;azione se      liberata per via intramuscolare piuttosto che sottocutanea.</li>
</ul>
<h2>Classificazione delle insuline</h2>
<p>Quasi tutte le preparazioni commerciali di insulina sono disponibili come soluzione o sospensione alla concentrazione di 100 U/ml (unità/millilitro), che equivale a circa 3.6 mg di ormone per millilitro. Un comodo strumento di somministrazione sottocutanea sono le cosiddette penne prevaricate usa e getta o penne riutilizzabili con cartucce di insulina monouso che rendono la somministrazione dell’ormone più semplice, pratica e meno soggetta ad errori rispetto alle iniezioni…ma ago e siringa convenzionali non sono ancora andati in pensione!</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1412" title="insulina.jpg_370468210" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/insulina.jpg_370468210-300x186.jpg" alt="insulina.jpg_370468210" width="300" height="186" /></p>
<p>Le diverse classi di insuline commercializzate in Italia sono suddivise in base alla <strong>durata d’azione</strong> in:</p>
<ul>
<li><strong>Insuline ad azione rapida</strong>: queste preparazioni presentano la più rapida insorgenza d’azione, ma la più breve durata.</li>
<li><strong>Insuline ad azione intermedia</strong>: formulate in modo tale da dissolversi più gradualmente quando vengono somministrate per via sottocutanea; presentano quindi una maggiore durata d’azione.</li>
<li><strong>Insuline ad azione lenta</strong>: presentano una lentissima insorgenza e ed un  prolungato, relativamente “piatto”, picco d’azione.</li>
<li><strong>Insuline ad azione intermedia e rapida in associazione</strong> (<em>bifasiche</em>).</li>
</ul>
<p>Questa classificazione può essere semplificata per il paziente diabetico dividendo le insuline in<strong> insuline “prandiali”</strong>(in cui rientrano le formulazioni da somministrare prima dei pasti, come le insuline rapide), le <strong>insuline “di mantenimento”</strong> (che comprendono le insuline intermedie e lente), e le<strong> insuline “premiscelate”</strong> o bifasiche (formate da una combinazione di insuline prandiali e insuline di mantenimento).</p>
<p>L’insulina a breve durata d’azione o “prandiale” dovrebbe generalmente essere iniettata dai 15 ai 30 minuti prima dei pasti, in modo da garantire un adeguato controllo glicemico concomitante all’assunzione di cibo.</p>
<p>L’insulina iniettabile a durata d’azione breve è la sola a poter essere somministrata tramite infusione continua sottocutanea usando una <em>pompa ad infusione</em>. Tale sistema permette un’infusione continua basale di insulina e un’infusione di boli preprandiali (prima del pasto) la cui dose e i tempi di somministrazione sono determinati dal paziente stesso.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1413" title="OraDolci450Shutterstock" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/OraDolci450Shutterstock-255x300.jpg" alt="OraDolci450Shutterstock" width="255" height="300" /></p>
<p>Le insuline di mantenimento rispondono all’esigenza dei diabetici di avere livelli ottimali di insulina nell’intervallo dei pasti e durante la notte.</p>
<p>Il vantaggio delle insuline “premiscelate”  consiste nella diminuzione del numero di iniezioni nei diabetici che utilizzano sia le insuline prandiali che quelle di mantenimento. Tra gli svantaggi va evidenziato l’effetto di picco, che aumenta il rischio di <em>ipoglicemia</em> notturna (di cui parleremo nel prossimo articolo) rispetto alle insuline di mantenimento.</p>
<p><em>La scelta della terapia insulinica più adeguata spetterà al proprio medico curante! </em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Diabete: esami clinici e loro significato (seconda parte)</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/12/diabete-esami-cinici-parte2/</link>
		<comments>http://ilbugiardino.info/2010/05/12/diabete-esami-cinici-parte2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 23:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mileto Carrubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Cliniche]]></category>
		<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[anti-gad]]></category>
		<category><![CDATA[curva glicemica. glicemia]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[microalbuminuria]]></category>
		<category><![CDATA[NIRAD]]></category>
		<category><![CDATA[ogtt]]></category>

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		<description><![CDATA[ In questo secondo post proseguiamo la descrizione degli esami utili alla diagnosi e prevenzione diabetologica. Rispetto gli esami descritti nel primo articolo sulla diagnosi diabetologica  questi vengono solitamente prescritti quando i precedenti abbiano dato adito a sospetti di diabete.

Emoglobina glicata (o glicosilata)

(Molecola di Emoglobina glicata)
L&#8217;emoglobina glicata (frazione dell&#8217;emoglobina Hb1Ac) è indice dei valori medi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"> In questo secondo post proseguiamo la descrizione degli esami utili alla diagnosi e prevenzione diabetologica. Rispetto gli esami descritti<a title="Diagnostica diabetologica - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-esami-parte1" target="_blank"> nel primo articolo sulla diagnosi diabetologica</a>  questi vengono solitamente prescritti quando i precedenti abbiano dato adito a sospetti di diabete.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Emoglobina glicata (o glicosilata)</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-full wp-image-1467" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/glicata.GIF" alt="glicata" width="123" height="277" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">(<em>Molecola di Emoglobina glicata)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;emoglobina glicata (frazione dell&#8217;emoglobina Hb1Ac) è indice dei valori medi di glicemia negli ultimi <em>quattro mesi</em>. Infatti il processo di <em>glicosilazione delle proteine</em> (ossia quanto zucchero vi si &#8220;attacca&#8221;) dipende ovviamente dai valori di glicemia nell&#8217;arco dell&#8217;intera giornata. Inoltre poichè l&#8217;emoglobina, proteina di cui sono ricchi i globuli rossi, segue il ciclo vitale di un globulo rosso in circolo, ossia 120 giorni, se ne deduce che studiandone la percentuale glicata avremo con buona approssimazione, un indice di controllo glicemico. Il valore normale è &lt; 6,4 %.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-full wp-image-1468" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/hba1c-hplc.png" alt="hba1c-hplc" width="244" height="303" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Tracciato cromatografico con separazione della frazione glicata &#8211; azzurra &#8211; dalle altre frazioni emoglobiniche. Archivio dell&#8217;autore)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per sua natura tale esame non è tanto utile per la diagnosi di diabete quanto per la valutazione del controllo glicemico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Insulina</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1469" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/peptide-c-300x212.jpg" alt="peptide-c" width="300" height="212" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Forma immatura di insulina, come viene prodotta dal pancreas, con ancora &#8220;attaccato&#8221; il peptide-c,in giallo.  Immagine tratta dal sito </em><em>http://www.my-personaltrainer.it</em><em>)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;insulina viene studiata per confermare le diagnosi di diabete mellito tipo II (in cui a seguito di un aumento della stessa NON segue una diminuzione della glicemia) e per tutte quelle situazioni border line per le quali sono utili tutte le informazioni possibili. Spesso è associata alla <a title="Curva glicemica - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-esami-parte1" target="_blank">curva glicemica</a> col nome, ovviamente, di <strong>curva insulinemica</strong>. In tal caso il medico sarà in grado di osservare da una parte la risposta allo zucchero del pancreas e dall&#8217;altra la funzionalità dell&#8217;insulina nella riduzione glicemica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Peptide-C</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1470" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/fasi-insulina-300x159.png" alt="fasi insulina" width="300" height="159" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Fasi della produzione dell&#8217;insulina. A seguito della maturazione il peptide-c si staccherà ed avremo l&#8217;insulina matura ed attiva. Da notare che l&#8217;insulina esogena, ossia farmacologica,viene somministrata già in fase matura, senza peptide-c.)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il Peptide-c è un prodotto della maturazione biochimica e funzionale della molecola insulinica. Più precisamente è <strong>equimolare rispetto l&#8217;insulina</strong>, ossia per <em>ogni molecola di insulina prodotta si produce una molecola di peptide-c</em>. Detto questo, l&#8217;utilità del test risiede nel fatto che possiamo valutare con precisione <em>la produzione endogena dell&#8217;0rmone</em> (ossia prodotta dal nostro pancreas). E&#8217; utile sopratuttuto nel diabete mellito tipo I per vedere se c&#8217;è ancora produzione di insulina propria. Infatti<em> l&#8217;insulina assunta farmacologicamente non produce peptide-c.</em></p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Microalbuminuria</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm">I reni,fisiologicamente, lasciano passare nelle urine bassissime quantità di proteine filtrandole dal sangue e per la precisione meno di<em> 30 milligrammi di albumina (la proteina più presente) in un giorno (24 ore).</em> La condizione di <strong>microalbuminuria</strong> è presente per definizione quando la concentrazione è compresa tra <strong>30 e 300 mg/24h</strong>.  Questa eventualità è da intendersi come un campanello d&#8217;allarme per ridotta funzione renale (spesso a seguito di diabete). Per valori maggiori a 300 mg/24h si dice che c&#8217;è macroalbuminuria, condizione in cui il funzionamento renale è già evidentemente compromesso. Per la ricerca di microalbuminuria occorre necessariamente la raccolta delle urine delle 24 (o 12) ore come descritto in un precedente <a title="Campioni da consegnare al laboratorio - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/04/21/campioni-biologici-esami-clinici/" target="_blank">articolo sui campioni da consegnare al laboratorio</a>.</p>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Anti-GAD</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un brevissimo cenno a questi anticorpi contro enzimi pancreatici che se presenti possono causare diabete di tipo I o un &#8220;<em>diabete di tipo 1,5</em>&#8221; o NIRAD (Non Insulin Requiring Autoimmune Diabete &#8211; Diabete NON insulino dipendente autoimmune). Rimando all&#8217;ottimo <a title="Anti-GAD - cardiometabolica.org" href="http://www.cardiometabolica.org/itaggiornamenti/story$num=32" target="_blank">articolo sull&#8217;Anti-GAD sul sito cardiometabolica.org</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Dott.Mileto Carrubba</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Biologo</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Diabete: esami clinici e loro significato (prima parte)</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/08/diabete-esami-parte1/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mileto Carrubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Cliniche]]></category>
		<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[curva glicemica. glicemia]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[ifg]]></category>
		<category><![CDATA[igt]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza al glucosio]]></category>
		<category><![CDATA[ogtt]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Si tibi nulla sitim finiret copia lynphae narrares medici&#8221; Orazio , 65 A.C.
Se nessuna quantità d&#8217;acqua spegne la tua sete, parlane al medico.

Il diabete è una patologia conosciuta, almeno nei sui sintomi, sin dai tempi più antichi.

Solo negli ultimi anni però, grazie ai progressi della scienza medica, si è potuto dare risposte valide a questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><em>&#8220;Si tibi nulla sitim finiret copia lynphae narrares medici&#8221; </em>Orazio , 65 A.C.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Se nessuna quantità d&#8217;acqua spegne la tua sete, parlane al medico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">Il diabete è una patologia conosciuta, almeno nei sui sintomi, sin dai tempi più antichi.</p>
<p><!-- adman --></p>
<p>Solo negli ultimi anni però, grazie ai progressi della scienza medica, si è potuto dare risposte valide a questa famiglia di patologie.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">Il diabete mellito, una volta classificato in relazione alla terapia in<em> insulino dipendente</em> ed<em> insulino non dipendente</em>, oggi viene suddiviso in tipo I e tipo II (WHO-1997).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La patologia diabetica consiste nella non regolazione della glicemia (glucosio ematico &#8211; iperglicemia) con tutti i sintomi associati. Nel <strong>diabete mellito di tipo I</strong> il problema consiste nella<strong> mancata produzione di insulina</strong> da parte del pancreas. Nel<strong> diabete di tipo II l&#8217;insulina viene prodotta ma risulta non funzionale</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Per maggiori informazioni rimando all&#8217;articolo <a title="Diabete mellito - ilbugiardino.info" href="http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/" target="_blank">sul diabete mellito de ilbugiardino.info </a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-full wp-image-1462" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/zucchero.jpg" alt="zucchero" width="300" height="225" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Molti autori concordano nel fatto che la maggiore insorgenza di diabete nell&#8217;era moderna sia dovuto all&#8217;uso esagerato di zuccheri raffinati nell&#8217;alimentazione)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">Esistono delle linee guida per la diagnosi di diabete o di forme pre-diabetiche e queste comprendono l&#8217;esecuzione di diversi tipi di analisi che andremo a descrivere brevemente:</p>
<div style="margin-bottom: 0cm">
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">glicemia</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">curva glicemica dopo carico</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">emoglobina glicata</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">insulinemia</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">peptide-c</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">microalbuminuria</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm">Anti-GAD</div>
</li>
</ul>
<h2 style="margin-bottom: 0cm">La glicemia</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1463" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/glucosio-300x296.jpg" alt="glucosio" width="300" height="296" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>(Molecola di glucosio)</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue al momento del prelievo. Tipicamente va eseguita a digiuno (almeno 8 ore) ed i suoi valori normali sono compresi tra 60 e 100 mg/dL. Se la glicemia a digiuno è <em>superiore a 126 mg/dL</em> (valore che deve essere ripetuto almeno una volta) il medico può già parlare di diabete. Per valori <em>compresi tra 100 e 126</em> bisogna eseguire ulteriori test per valutare se ci sia una condizione di <em>pre-diabete</em>: tale condizione è anche definita Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) (<em>ADA 2005, American Diabetes Association</em>).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<h2 style="margin-bottom: 0cm">Curva glicemica</h2>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignnone size-medium wp-image-1465" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/curva-glicemica-300x252.jpg" alt="curva glicemica" width="300" height="252" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span><span><em>(Esempio di andamento di curva glicemica, in questo caso prolungata a sei ore)</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">Chiamata anche OGTT  la curva glicemica consiste nell&#8217;esecuzione tipicamente di 6 o 3 prelievi a tempi predefiniti dopo l&#8217;assuzione per via orale di una soluzione contenente 75 gr di glucosio. Sebbene al medico occorrano tutti i valori per produrre una diagnosi accurata,<strong> il valore discriminante è quello a 120&#8242;</strong> dopo l&#8217;assunzione di glucosio.<em> Tale valore deve essere inferiore a 140 mg/dL</em>. Se è superiore a 200 si parla di diabete. Per valori compresi tra 140 e 200 si può emettere diagnosi di <strong>Ridotta tolleranza al Glucosio (IGT)</strong> (ADA 2005, American Diabetes Association).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Nel prossimo post proseguiremo la descrizione degli esami di diagnostica diabetologica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Dott.Mileto Carrubba</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Biologo</em></p>
</div>
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		<title>Diabete Mellito: basi molecolari e classificazione</title>
		<link>http://ilbugiardino.info/2010/05/07/diabete-mellito-basi-molecolari-e-classificazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 23:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Celani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Diabete]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[diabete mellito]]></category>
		<category><![CDATA[glicemia]]></category>
		<category><![CDATA[glicogenolisi]]></category>
		<category><![CDATA[gluconeogenesi]]></category>
		<category><![CDATA[glucosio]]></category>
		<category><![CDATA[insulina]]></category>
		<category><![CDATA[iperglicemia]]></category>
		<category><![CDATA[ipoglicemizzanti orali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Diabete Mellito è molto di più che “elevati livelli di zuccheri nel sangue”, come molte persone credono o fanno finta di credere…soprattutto chi con questa patologia deve convivere.
Il Diabete Mellito è un insieme di sindromi caratterizzate, si, da iperglicemia (elevati livelli di glucosio plasmatico), ma anche da un alterato metabolismo di lipidi, carboidrati e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Diabete Mellito</strong> è molto di più che “<em>elevati livelli di zuccheri nel sangue</em>”, come molte persone credono o fanno finta di credere…soprattutto chi con questa patologia deve convivere.</p>
<p>Il Diabete Mellito è un insieme di sindromi caratterizzate, si, da <strong>iperglicemia</strong> (elevati livelli di glucosio plasmatico), ma anche da un <strong>alterato metabolismo di lipidi, carboidrati e proteine</strong> e, infine, da un aumentato rischio di complicanze legate a <strong>patologia vascolare</strong>.</p>
<p>Esso insorge per un <strong>deficit di insulina</strong> o per<strong> resistenza alla sua azione</strong>.</p>
<h2>Ruolo dell&#8217;insulina nel metabolismo del glucosio</h2>
<p>L&#8217;<strong>insulina </strong>è un ormone proteico prodotto dalle cellule beta delle isole di Langerhans all&#8217;interno del pancreas.</p>
<p>La sua secrezione (rilascio nel sangue) è un processo finemente regolato, con l&#8217;obiettivo di assicurare <strong>concentrazioni costanti di glucosio plasmatico</strong> sia durante il digiuno che dopo i pasti.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1415" title="SACCAROSIO" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/SACCAROSIO-200x300.jpg" alt="SACCAROSIO" width="200" height="300" /></p>
<p>L&#8217;insulina comporta una notevole varietà di risposte biologiche, e i tessuti bersaglio di questo ormone, importanti per la regolazione dei livelli di glucosio, sono il <strong>fegato</strong>, il <strong>muscolo </strong>e il <strong>tessuto adiposo</strong>.</p>
<p>Non si deve dimenticare che l&#8217;insulina è il principale ormone responsabile del controllo, della captazione (assorbimento), dell&#8217;utilizzo e dell&#8217;immagazzinamento delle sostanze nutritive delle cellule (glucosio, aminoacidi e acidi grassi). Inoltre inibisce i processi catabolici come la degradazione di glicogeno, lipidi (forme di immagazzinamento di glucosio) e proteine.</p>
<h3>Regolazione della glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue):</h3>
<ul>
<li><strong>Dopo i pasti:</strong> l&#8217;assunzione di cibo comporta un aumento dei livelli di glucosio nel sangue che va a stimolare la secrezione di insulina. A sua volta l&#8217;insulina stimola la formazione di scorte energetiche attraverso la captazione e l&#8217;accumulo di glucosio, sottoforma di glicogeno, nel fegato e di trigliceridi nel tessuto adiposo, nonchè l&#8217;utilizzo di glucosio come fonte di energia nel muscolo. Allo stesso tempo l&#8217;insulina inibisce la produzione di nuove molecole di glucosio da parte del fegato (<em>gluconeogenesi</em>) e la degradazione del glicogeno di scorta (<em>glicogenolisi</em>).</li>
<li><strong>Dopo digiuno prolungato</strong>: in condizione di digiuno la concentrazione di glucosio nel sangue comincia a scendere e diminuisce la secrezione di insulina, mentre aumenta quella di glucagone, un altro ormone pancreatico che, al contrario dell&#8217;insulina stimola la mobilizzazione delle riserve che fanno rialzare la glicemia.</li>
</ul>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1416" title="diabetes-glucose-regulation" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/diabetes-glucose-regulation-235x300.gif" alt="diabetes-glucose-regulation" width="235" height="300" /></p>
<p><em>Nel diabete vi è carenza di insulina o della sua attività</em>, per cui il glucosio, più abbondante che mai nel sangue, non viene captato dai tessuti periferici (fegato, muscolo, tessuto adiposo) e rimane in circolo inutilizzato.</p>
<p>Pur in presenza di alti livelli di glucosio, la condizione che si produce nel diabetico è come nel digiuno: viene perciò stimolata la produzione ex novo di altro glucosio e di corpi chetonici come fonte alternativa di energia, esasperando la condizione di iperglicemia.</p>
<h2>Classificazione del Diabete Mellito</h2>
<p>Sebbene vi siano diversi sottotipi, il Diabete è classificato essenzialmente in <em>Diabete di tipo1</em> e<em> Diabete di tipo2.</em></p>
<h2>Diabete di tipo 1</h2>
<p>Il Diabete di tipo 1, conosciuto anche come <strong>Diabete Mellito Insulino-Dipendente</strong>, è causato da una ridotta secrezione di insulina dovuta ad una <em>distruzione autoimmune</em> delle cellule beta pancreatiche che la producono.</p>
<h2>Diabete di tipo 2</h2>
<p>Il Diabete di tipo 2, detto anche <strong>Diabete Mellito Non Insulino-Dipendente</strong>, è dovuto ad una ridotta secrezione di insulina o ad una <em>resistenza alla sua azione</em> a livello dei tessuti periferici (ovvero i tessuti non &#8220;sentono&#8221; lo stimolo indotto dall&#8217;insulina ad assorbire il glucosio plasmatico).</p>
<h2>Terapia</h2>
<p>Il trattamento di entrambi i tipi di diabete, mirato ad un <em>controllo adeguato e costante della glicemia</em>, ha lo scopo di alleviare i sintomi e di diminuire il rischio di complicanze a lungo termine (di cui parleremo nei prossimi articoli).</p>
<ul>
<li>Nei pazienti con diabete di tipo 1 si richiede un trattamento con <strong>insulina</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li>Nei pazienti con diabete di tipo 2 si può ottenere un controllo iniziale della malattia attraverso una dieta ipocalorica con basso contenuto di carboidrati associata ad un aumento dell’attività fisica. I farmaci <strong>ipoglicemizzanti orali </strong>dovrebbero essere prescritti, per il trattamento del diabete di tipo 2, solo se i pazienti non rispondono in modo adeguato alla dieta dopo un periodo di almeno 3 mesi: <em>dovrebbero essere utilizzati per migliorare l’efficacia della dieta e dell’esercizio fisico e non in loro sostituzione</em>! Tuttavia, per mantenere un controllo glicemico soddisfacente, l’<strong>insulina </strong>può essere aggiunta al trattamento oppure sostituire la terapia orale, soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia.</li>
</ul>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1417" title="omer ciambella" src="http://ilbugiardino.info/wp-content/upload/omer-ciambella-288x300.jpg" alt="omer ciambella" width="288" height="300" /></p>
<h2><strong>Come ci si accorge del Diabete?</strong></h2>
<p>Si comincia a pensare che &#8220;qualcosa non funziona&#8221; quando si comincia a <strong>bere</strong> ed <strong>urinare troppo</strong>, magari svegliandosi durante la notte. Altri sintomi possono essere: perdita di peso, eccessiva fame, affaticamento, stanchezza, visione offuscata o sfuocata, ecc.</p>
<p>Quando si sospetta di avere il Diabete la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico curante, il quale consiglierà esami clinici specifici per confermare o meno la diagnosi.</p>
<p>Nei prossimi articoli parleremo della  terapia farmacologica attualmente disponibile per il trattamento del Diabete Mellito.</p>
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